SCARTI DI LAVORAZIONE

Le cosiddette “plastiche dure” sono definite come materiali plastici “rigidi” che non possono essere riciclati nella catena di riciclaggio standard.
Questi tipi di plastica sono:
– PET (Polietilene) che comprende prodotti non alimentari legati ai contenitori di plastica dura; HDPE (polietilene ad alta densità) che comprende tubi in plastica, legname di plastica, secchi e casse di plastica;
– PVC (cloruro di polivinile) che include tubazioni in PVC, vassoi cassette e CD di plastica;
– PP (polipropilene) comprende bottiglie, imbuti di olio e altri involucri di plastica rigida dura;
– PS (Polistirene) comprende cornici, targhe, piastre, interruttore della luce.

RICICLAGGIO

Secondo il report “Plastica – I fatti del 2011” dal portale Plastic Europe, nel 2011 ci sono stati 275 Mton di materie plastiche prodotte in tutto il mondo. Secondo la stessa relazione, la quantità totale di produzione di rifiuti di materie plastiche è di 25 Mton/anno, con il 58% di esso che è recuperato, trasformato in energia o riciclato. I rifiuti di plastica comiciano a essere considerati come preziosi e lo smaltimento in discarica è in costante diminuzione, ogni anno, con un tasso medio del 3,9% all’anno. Il riciclaggio di questo materiale impiega 6,0 Mton, mentre rispettivamente la termovalorizzazione e la sua trasformazione in energia contano per 14,3 e 8,3 Mton.

RECUPERO DI MATERIALI DA RACCOLTA DIFFERENZIATA

La raccolta di plastica dura rappresenta attualmente solo lo 0,25% della frazione di rifiuti solidi urbani raccolti nel bacino idrografico di Etra, con 50 tonnellate prelevati ogni anno. Calcoli recenti rivelano che circa 2000 tonnellate vengono smaltiti in discarica, con ovvie conseguenze ambientali e perdita di preziosi materiali riciclabili. La principale frazione di polimeri degli ingombranti, plastica dura (es: giocattoli, mobili da giardino, componenti per la casa …) è rappresentato da PP e PE.